martedì 13 ottobre 2015




Me la sono goduta (Morte di un puttaniere)


… perché in fondo la vita
io me la sono goduta
quel poco, quel tanto, che ho avuto
io me lo sono pagato
e non ho chiesto mai lo sconto
per il mio peccato
non mi sono chiesto mai se il prezzo
fosse adeguato

ricordo la prima
era molto più vecchia
di me, ancora piacente
(non l’ho amata perdutamente…)
ma parlava anche troppo
per i miei gusti
chiacchierava anche troppo
in quei grevi minuti

ricordo la seconda…
poi i visi intravisti
si confondono e si sovrappongono
ora lieti, ora tristi
non è certo quello che conta,
il ricordo di un attimo,
ma il piacere che fugge presto
fino al prossimo atto

ma il mio tempo è già giunto
il mio tempo è finito
sono arrivato all’ultimo steccato
all’ultimo cancello
disteso sul mio letto ricordo
ogni mio peccato più bello
quel sorriso sul mio viso sbiancato
chi l’avrà indovinato?




Le jeux sont faits (Morte di un giocatore)


Il mio vestito è la mia parte
lo porto in giro fra la gente
Ha sguardi fissi sulle carte
su quel pallino impertinente

Non finisce mai dove vuoi
Finisce come vuole lui, perché
un gioco è un gioco e tu lo sai
che è una regola, ma piace a te

Il dado è tratto
ma io ero distratto
da te

Le jeux sont faits

Esco fuori a prendere un po’ d’aria
Le tasche vuote come la mia testa
L’aria di festa in quella stanza
la lascio a chi ne ha un po’ più di me

Un’immagine, un’impressione
di te dritta alle mie spalle
Sognavo di roteare col pallino
insieme a te, seduta lì vicino

Apro la finestra
E nella brezza fresca
Vado giù

Les jeux sont faits





Hina (Morte di una ragazza qualunque)


Non è che chiedessi molto, padre mio
Un lavoro come tutte le altre
Non è che chiedessi molto, padre mio
Uno stipendio, potermi mantenere
Non è che chiedessi molto, padre mio
Vestiti, come quelli in vetrina
Non è che chiedessi molto, padre mio
Pantaloni, non certo la luna

E pensare che ti volevo bene
Non credevo che ti facessi del male

Non è che chiedessi molto, padre mio
Amici, e la sera far tardi
Non è che chiedessi molto, padre mio
Qualche volta, senza troppi disturbi
Non è che chiedessi molto, padre mio
Quello che avevan le altre
Non è che chiedessi molto, padre mio
Magari qualche giorno al mare

E pensare che ti volevo bene
Non credevo che ti facessi del male

Non è che chiedessi molto, padre mio
Mentre il coltello affondavi
Non è che chiedessi molto, padre mio
Un attimo, forse ci ripensavi
Non è che chiedessi molto, padre mio
Una vita come tutte le altre
Non è che chiedessi molto, padre mio
Non volevo una vita in disparte


E pensare che ti volevo bene
Non credevo che ti facessi del male
E pensare che ti volevo bene
Non credevo di farti poi tanto male





Che artista! E muoio! (Morte di uno pseudo artista)


Che artista! E muoio!
Se sono così bravo…
Se sono così bello…
Me state a massacrà!

Che artista! E muoio!
Io che sono un gran virtuoso!
Per giunta sono un dio!
Me state a massacrà!

Dal balcone della mia sontuosa reggia vedevo Roma che bruciava
Con la cetra la cantavo, così bella non l’avevo vista mai

Che artista! E muoio!
Di ogni arte son cultore
Un fine dicitore
Me state a massacrà!

Che artista! E muoio!
Vi ho fatto divertire
coi leoni e li cristiani
Me state a massacrà!

Dal balcone della mia sontuosa reggia vedevo Roma che bruciava
Con la cetra la cantavo, così bella non l’avevo vista mai…

Che artista! E muoio!
Io, un poeta laureato!
Voi, dal core ingrato
me state a massacrà!
 
Che artista! E muoio!
Io un faro illuminante
Un divo per la ggente
Me state a massacrà!

Dal balcone della mia sontuosa reggia vedevo Roma che bruciava
Con la cetra la cantavo, così bella non l’avevo vista mai…

Che artista! E muoio!
A razza de’ burini!
Me so rotto li cojoni!
Me state a massacrà!




Pavel (Morte di un pornodivo)


Qui, chiuso in questo bagno
La porta chiusa a chiave
La pistola tra le mani
La punto al basso ventre
Che non funziona più

Ci ho lavorato tanti anni
Ci ho fatto anche molti soldi
Mi ha dato una vita agiata
Mille euro per ogni scopata
Ma non funziona più

Quasi un film al mese
Le telecamere sempre accese
Ma adesso non funziona più

Le mie partners niente male
Son finito anche sul giornale
Ero pure diventato famoso
Una specie di bel tenebroso
Ma non funziona più

Poi un giorno l’inconveniente
Non s’alzava più un’accidente
M’hanno detto: “Riproviamo più tardi
Ti fai un caffè e poi riparti”
Non mi funzionava più

Ho rimesso il mio accappatoio
Lei, lo sguardo freddo come un rasoio
Non mi funzionava più

Non c’è stato proprio niente da fare
Non sapevo proprio cosa pensare
“E’ stato forse un episodio isolato…”
Non mi sono molto preoccupato
e non ci ho pensato più

Poi quel maledetto inconveniente
S’è ripetuto molto stranamente
Nessuno più mi ha cercato
E non ho più lavorato
Non funziona proprio più

Non potevo certo fare dell’altro
Non sono stato forse troppo scaltro
Anche adesso non funziona più

Qui chiuso in questo bagno
Con la porta chiusa a chiave
Sarà un attimo, trattengo il respiro
Tra poco non sarò più vivo

Chiudo gli occhi, non ho nulla da dire
Veramente niente da ricordare
Un attimo, ed è tutto finito
devo solo contrarre un po’ il dito…

E non me ne importa più

Non me ne importa più

Non me ne importa più




La canzone è quella che è (Morte di un cantautore)


Ho visto un corvo che volava lì in alto, sopra di te
Ho visto un topo che correva di lato, vicino a me
Ho visto un merlo che cantava intonato, ma senza un perché
Ho visto un piolo piantato in un prato, un confine per me

Ho visto cose che volevo vedere, sapendo perché
Ho detto cose che volevo scolpire proprio dentro di te

Ho visto un foglio senza un rigo tracciato, sotto di me
Ho visto un viso camminare sbiancato e gli ho chiesto “Com’è?”
Ho visto un padre che chiamava suo figlio vicino a sé
E poi una madre che chiamava il suo bimbo “vita per me”

Ho visto cose che volevo vedere, sapendo perché
Ho detto cose che volevo scolpire proprio dentro di te

Ho fatto cose per il gusto di fare, per il gusto che c’è
Sentito musica da bere, mangiare e ballare con te
Adesso è ora di andare a dormire, ma senza un perché
Adesso è ora di iniziare a capire cosa non va con me

Ho visto cose che volevo vedere, sapendo perché
Ho detto cose che volevo scolpire proprio dentro di te

Ho iniziato cose che volevo finire per rispetto per me
Ho rinunciato a cose che volevo fare, fare proprio con te
E la canzone qui potrebbe finire, anche se penso che
Poteva essere un poco migliore, ma è quella che è

Poteva essere anche un poco migliore, ma è quella che è
Poteva essere un poco migliore, ma è quella che è





Mi parlano di te (Morte di un pigmalione)


Tremavo come un tossico
costretto da meccanismi isterici
Troppi tagli nel cuore
e tutti i miei sogni infranti
Convivevo con le mie illusioni
Non potendo contare sulla possibilità
di mettere in moto i tuoi ormoni
almeno i tuoi neuroni…

Il cuore era diviso
di rosso acceso
così si presenta
nella sua essenza
Non so se è qualcosa che ho sbagliato
ma mi pare di avere un peso nello stomaco
non passa

Mi parlano di te
Gente varia ed eventuale
Nati bene, cresciuti anche meglio
che si fanno notare
La forza dei tuoi vent’anni ed i miei
che neanche ricordo più
“Se guardi ai miei difetti, i miei pregi
non t’annoieranno mai più”

Il cuore mio diviso
di rosso acceso
così si presenta
nella sua essenza
Non so se è qualcosa che ho sbagliato
ma mi pare di avere un peso nello stomaco
non passa


La mattina mi alzo assonnato, mi guardo allo specchio
Avrei voluto conoscerti, amarti, ma sono già vecchio
E guardo alla vita, la vita alle spalle
E’ solo lì che ritrovo le ore più belle

 Mi parlano di te
Vorrei non pensarti per niente
Mi parlano di te
Non posso farci più niente
Gli anni bruciati
ad inseguire le stelle
Quante volte ho cercato
di cambiarmi la pelle

Il cuore è un muscolo diviso
di rosso acceso
così si presenta
nella sua essenza
Non so se è qualcosa che ho sbagliato
ma mi pare di avere un peso nello stomaco
non passa

Il cuore mio diviso
di rosso acceso
così si presenta
nella sua essenza
Non so se è qualcosa che ho mangiato
ma mi pare di avere un peso nello stomaco
non passa

Il cuore mio diviso
di rosso acceso
così si presenta
nella sua essenza
Non so se è qualcosa che ho sbagliato
ma mi pare di avere un peso nello stomaco
non passa



***


 

Testi di Ruben (P. Coppolella).
Musiche di Ruben (P. Coppolella) tranne i brani 1, 6 e 10 le cui musiche sono di Ruben (P. Coppolella) e Carmelo Leotta.
Il titolo di queste tre composizioni è ispirato a quello italiano del film "Le Deuxiemme Souffle" di Jean-Pierre Melville (Francia, 1966).


Arrangiamenti di Ruben (P. Coppolella).
Archi e tromba arrangiati da Carmelo Leotta.



Hanno suonato:


Ruben (P. Coppolella) voce, chitarra acustica, chitarra elettrica, chitarra solista nella traccia 10, armonica
Simone Marchioretti – batteria, percussioni
Carmelo Leotta – basso elettrico, contrabbasso, fuzz bass
Carlo Poddighe – chitarra acustica, chitarra elettrica, pedal steel, mandolino, bouzouki irlandese, fisarmonica, organo hammond
Luca Tacconi – chitarra elettrica, chitarra acustica
Andrea Squassina – glockenspiel, vibrafono, shaker
Daniele Richiedei – violino
Alberto Martinelli - violino
Monica Vatrini - viola
Sara Conti - violoncello
Paolo Degiuli – tromba
 

Registrato e mixato allo studio Sotto il Mare da Luca Tacconi.


Mastering effettuato da Carl Saff presso Saff Mastering-Chicago (USA).


Disegno di copertina di Fabrizio Mirandola.


Grafica a cura di Silvia Mirandola.




Prodotto da Ruben.

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